mod_vvisit_countermod_vvisit_countermod_vvisit_countermod_vvisit_countermod_vvisit_countermod_vvisit_counter
mod_vvisit_counterToday87
mod_vvisit_counterYesterday103
mod_vvisit_counterThis week466
mod_vvisit_counterLast week651
mod_vvisit_counterThis month2105
mod_vvisit_counterLast month3435
mod_vvisit_counterAll days66414

Online Now: 3
Your IP: 54.234.231.49
,
Today: Maggio 22, 2013

Impegno

Impegno, perseveranza, abnegazione e volontà di ferro. Questi i segreti della fortuna che ha accompagnato il Maestro Antonio Di Ciolo x tutta la cinquantennale carriera.Un docente che ha scritto la storia moderna della scherma italiana con l'orgoglio della "pisanita" nel cuore.

Allievo del Maestro Puliti (allievo diretto nientepopodimeno che di Beppe Nadi) nel 1948, Diploma isef di Roma nel 1960, Diploma dell'accademia nazionale di scherma di Napoli nel 1962, gli inizi, per un brevissimo periodo, come assistente del M° Perone (anch’egli diretto allievo di Beppe Nadi), proseguendo ai giorni odierni con un palmares di tutto rispetto, da essere considerato il maestro vivente che ha il maggior numero di medaglie “vinte da atleti messi in guardia”.

Credo che quando un maestro, in tutta la carriera  incontra un allievo che poi diventa forte si possa parlare di fortuna.

Quando ne ha incontrati due possiamo dire che ha avuto molta fortuna, quando siamo di fronte a tre allievi che vincono un campionato del mondo, beh, possiamo affermare che si tratta di moltissima fortuna.

Mi domando, ma se dopo trenta-quaranta anni non ci ricordiamo un solo allievo, dico uno, azzurrino, possiamoo dire di essere di fronte a molta sfortuna o un briciolo di incapacità è sospetta?

Allo stesso tempo, nel caso di mio padre, dopo che i suoi allievi e gli allievi hanno vinto 56 medaglie, tra Olimpiadi e Paraolimpiadi, Mondiali assoluti e giovani, Europei giovani e assoluti, Giochi del Mediterraneo,  Universiadi possiamo esclamare:

“ che fortuna sfacciata!!”.

Siamo d’accordo che senza allievi talentuosi non si possono vincere medaglie.

“Senza atleti forti in palestra gli altri atleti non possono diventare forti”, “se non vivi in una città con l’Università gli atleti vanno via” “ senza materiale buono hai voglia di saper insegnare!”….frasi che ho sentito molte volte, pronunciate per minimizzare i meriti o forse per nascondere le proprie incapacità!

Fortuna, la fortuna di Antonio Di Ciolo, questa parola fa arrabbiare mio padre. Si chiede se la fortuna abbia contribuito a fargli perdere la moglie di cinquantasette anni e dopo sei mesi la figlia di trenta. La stessa fortuna che, facendogli conoscere certe persone, gli ha impietosamente fatto “scomparire” sotto il naso la palestra che il Comune gli aveva assegnato per i SUOI meriti.

La fortuna di aver avuto un infarto ed un’ischemia, una tubercolosi renale etc etc.

In realtà la fortuna, sto per svelare un segreto, ha un nome. Il motivo delle intuizioni (almeno questo i detrattori me lo dovranno concedere, qualche intuizione mio padre l’ha avuta…no?) che ha avuto mio padre si chiama dislessia/disgrafia. Questa è la vera fortuna. Questo disturbo lo ha obbligato a gestire la comunicazione con i bambini che fanno scherma sul piano delle scoperte prioritarie individuali. Cioè ha trovato il sistema per comunicare con i bambini “che ascoltano”, con i bambini che “toccano”, con i bambini che “vogliono vedere” ….senza dover parlare con tutti  con lo stesso vocabolario.

 

…Ecco la Fortuna di mio padre…

 

Enrico Di Ciolo